La rigenerazione urbana, necessaria per far ripartire il Paese

La rigenerazione urbana, necessaria per far ripartire il Paese

La rigenerazione urbana comprende una serie di azioni volte a riqualificare sotto vari punti di vista l’ambiente urbano. Penso che siamo tutti d’accordo sul fatto che certi aspetti delle nostre città non ci piacciono e siamo anche d’accordo ormai che il modello di sviluppo urbano sinora seguito ha portato a creare delle vere e proprie aberrazioni urbanistiche.

Qualche riflessione a livello mondiale

Tutto ciò è avvenuto in Italia ma anche nel resto del mondo e soprattutto in quei paesi condannati ad essere “in via di sviluppo” anziché in “via di normalizzazione”, paesi cioè dove le risorse vengono indirizzate verso uno sviluppo frenetico e insostenibile, mentre cresce dall’altra parte la megalopoli spontanea di chi lo sviluppo lo subisce. Gli esempi sono molteplici: in primis le città del sud America, poi pensiamo all’India, alla Cina (aberrazione delle aberrazioni), all’Africa e via discorrendo. Qui potremmo aprire un intero capitolo sulla formazione e gestione delle città da 20 milioni di abitanti. Ma potremmo aprire un capitolo anche sui rifugi d’oro come Dubai ecc. dove non mancano atroci costruzioni scintillanti che nulla hanno a che fare con l’ambiente e il paesaggio circostanti. E’ il modellino Montecarlo riportato in scala vasta. Sono i modelli di città dell’oligarchia che può tutto tramite il denaro sporco o pulito che sia o unto di petrolio.

La situazione in Italia

Ciò detto cerchiamo di restringere il pensiero al nostro Paese che è la casa di cui dobbiamo avere cura.

A casa nostra siamo sotto la pressione di molteplici fattori economici, il settore dell’edilizia penso che sia quello versante nello stato di maggiore crisi. Eppure il settore dell’edilizia è un motore economico, perchè è collegato a molteplici attività una sua ripresa segnerebbe la vera ripresa del paese, esattamente come fu nel secondo dopoguerra grazie al famoso piano Fanfani da nome dell’uomo politico che allora ebbe quest’idea di far intervenire pesante lo stato nel settore delle costruzioni economiche contraddistinte dalla presenza di una mattonella di ceramica con incisa un foglia di edere.

Il Piano si chiamava in realtà INA CASA e fu davvero il motore della ricostruzione del paese dopo la seconda guerra mondiale. Purtroppo la qualità dell’edilizia rispetto alle prime realizzazioni INA CASA si impoverì e d’altro canto la speculazione immobiliare diede il colpo di grazia alla qualità abitativa e ambientali delle nostre città. Anzi per meglio distinguere e non fare di ogni erba un fascio diciamo che la parte pubblica dei piani di ricostruzione, grazie all’intervento di progettisti qualificati conservò alcuni caratteri urbani e formali dignitosi, la quota lasciata al libero mercato generò abitazioni invivibili e quartieri in cui era impossibile vivere.

Il secondo aspetto negativo che mette in sofferenza soprattutto le città minori è il degrado dei quartieri storici che peraltro rappresentano la matrice della nascita della città e ne costituiscono il carattere peculiare. Purtroppo il degrado continua,  a parte qualche raro esempio, oramai gli edifici storici, ovviamente non parlo dei capolavori, stanno diventando irriconoscibili o si trovano in stato comatoso.

I capisaldi della rigenerazione urbana

Ecco perché la rigenerazione urbana o urban renovation come la chiamano i paesi anglosassoni, prende forma come idea reale sul “che fare” dell’Amministrare l’Urbanistica. La rigenerazione urbana passa attraverso tre filoni ugualmente importanti:

  • la rigenerazione dei quartieri periferici anche attraverso operazioni pesanti di demolizione e ricostruzione;
  • la riqualificazione della parte storica della città;
  • la trasformazione dei siti abbandonati di fabbriche o mercati commerciali dismessi.

Abbiamo di fronte a noi un paese che ha smesso da tempo di crescere demograficamente, che lentamente sta diventando un paese strutturalmente povero, un paese però che è zeppo di risorse che ci provengono da un passato glorioso e da un’intelligenza personale non comune (confrontate le nostre trasmissioni televisive con quelle provenienti dall’estero e vi farete un’idea).

Per quanto mi riguarda, solo un pesante rinnovo urbano diretto nelle tre azioni che ho enunciato sopra, accompagnato dalla cura dell’ambiente e del paesaggio, che in parole povere significa togliere e non aggiungere, può essere il motore non dico di uno sviluppo, ma di una transizione da una “povertà dorata” ad una condizione di vita non opulenta, ma sostenibile, al rispolvero di una grande dignità che ci compete: non è stata forse Roma a creare l’Europa? Dal nord Africa al vallo di Adriano in Scozia il paese era uno, l’Impero Romano. Queste qualità non dobbiamo mai dimenticarcele, come non dobbiamo dimenticare la vicenda delle Repubbliche Marinare e di quella straordinaria esperienza che è stata Firenze.

Questi sono i motivi per cui auspico un pesante intervento per “rigenerare” le parti delle nostre città che non funzionano più, questa è la grande operazione degna di un piano Marshall che l’Italia deve fare per uscire dalla disastrosa crisi che sta attraversando e che si fa di giorno in giorno più inquietante.

 

valpondi cerchio

Arch. Vittorio Valpondi